Skip to content

Archive

Category: Personale

Chissà perchè stanotte l’ ho sognato mentre compravamo del pesce in un paesino calabrese.
Non riesco veramente a capire il meccanismo dei sogni, davvero.  Mi volete forse dire che il mio subconscio è così strano da farmi sognare mio padre in una situazione un pò anomala ? Certo, l’importante è averlo sognato, aver avuto la sensazione di vicinanza e presenza, quella che purtroppo manca nelle nostre vite da quando se n’è andato.
Questa mattina, mentre venivo in motorino in ufficio, mi è tornato alla mente il gruppo su facebook dei famigliari di malati con glioblastoma. Ho paura ad entrarci di nuovo. Ho paura di leggere che qualcuno di loro se n’è andato come il mio papà. E mi domando perchè tutto questo… Perchè il mondo pensa solo a guerre e distruzione e non seriamente e realmente a trovare una cura per queste malattie.  Si perchè purtroppo non esisterà mai la cura per il cancro generica, ma una per ogni tipologia.  Continuiamo a sognare….

Share

Ed eccoti li, bello come non mai.
Eri morto ma eri vivo.
Eri avvolto da una stupenda luce.
Finalmente sei venuto a trovarmi in sogno. Ce ne hai messo di tempo Papà !
Le tue parole mi hanno rasserenato l’animo così come il vederti cosi bene, nel pieno della tua forma, grintoso e bellissimo. Mi dicevi “Io adesso sto bene” seduto sul nostro balcone, con la camicia rosa che tanto amavi ed i pantaloni bianchi.
L’altra sera ripensavo a quei 29 giugno passati insieme alla festa di San Paolo. Dopo una passeggiata tra le bancarelle, verso le 22 e 30 ci saremmo avvicinati al ponte per assistere insieme ai fuochi. Ricordo quando mi prendevi a cavacioni o quando mi stringevi forte la mano perchè avevo paura del rumore assordante… Al sol pensiero che lo scorso anno eri li con le tue gambe su quel ponte ! Ed ora l’unico modo di vederti è in sogno… Mi piace immaginare che quella dei sogni sia un’altra realtà. Che quando ci addormentiamo la nostra anima arrivi in un mondo parallelo dove tutto è diverso, e che, anche adesso mentre sto scrivendo, potrei essere il sogno di me stesso. Se cosi fosse, non vedo l’ora di riaddormentarmi e di rivederti Papà.

Share

L’altra notte mentre uscivo fuori dalla discoteca,mi è passata a quattro metri la mia vita
Camminava col bicchiere e un vestito nero.mi ha guardato,ma non mi ha cagato
La conosco bene,è in collera con me,mi rimprovera le cose che non ho potuto fare
Mi rimprova parole che non ho potuto dire,che mi avrebbero cambiato in meglio insieme a lei
Ho rivisto il corpo morto di mio padre con i baffi neri diventati bianchi in un’ora o poco piu’
Ho rivisto quell’estati infinite con il mio amico Gigi,con il sole che ci amava e ci baciava i piedi scalzi
Ho rivisto mio fratello e le sue mani buone,quelle mani adulte che solo io non avrò mai
Ho rivisto quelle città che non mi sono appartenute,i miei anni come ombrelloni chiusi in piena estate
I cavalli,le farfalle e le mie fate diventato un giorno cani a quattro teste
porte chiuse a chiave e finestre galleggiare in un mare di fotografie

E’ la mia vita la scorciatoia per entrare in te e in me
Che difendo con le unghie e poi la perdo
Come un anello ai piedi non è ieri è oggi

Difendo con le unghie e poi la perdo.

Share

Alessandro Magno, in punto di morte, convocò i suoi fidati generali, per dettare loro le sue ultime volontà.
Ho tre precisi desideri da esprimervi, disse:

1) che la mia bara sia trasportata a spalle, da nessun altro se non dai medici che non hanno saputo guarirmi;
2) che i tesori, gli ori e le pietre preziose conquistate ai nemici vengano sparse e disseminate a vantaggio del popolo, lungo la strada che porta alla mia tomba;
3) che le mie mani siano lasciate penzolare fuori della bara, alla chiara vista di tutti.

Uno dei generali, scioccato da queste strane ed inaudite ultime volontà del grande condottiero, chiese ad Alessandro:
Sire, qual è mai il motivo di tutto questo?
L’imperatore, con la voce ormai bassa e tremula, gli rispose:

1) voglio solo i medici a portarmi all’ultima mia dimora, per dimostrare a tutti che non hanno alcun potere di fronte alla malattia e alla morte;
2) voglio il suolo pubblico ricoperto dai miei tesori, perché la gente umile ne tragga qualche vantaggio, ma soprattutto per ricordare a tutti che i beni materiali, qui conquistati, qui restano;
3) voglio le mie mani penzolanti al vento, perché la gente capisca che a mani vuote veniamo e a mani vuote andiamo via.

Questo episodio ci ricorda e ci insegna che il regalo più prezioso che abbiamo nella nostra vita è il tempo.
Possiamo conquistare, possiamo costruire case e palazzi, possiamo dipingere più quadri e scrivere più romanzi, possiamo accumulare più ricchezze, ma non possiamo produrre più tempo.
E’ per questo che, quando dedichiamo quel po’ di tempo che abbiamo e quel po’ che ci rimane a un animale, a un’idea, a una persona che amiamo, alla gente che comprendiamo e rispettiamo… facciamo una grande opera.

Il miglior regalo che possiamo fare a qualcuno è, dunque, quello di dedicargli il nostro tempo.

Share

E mi piace sperare che un giorno io possa rivedere tutte le persone che ho amato nella mia vita. Tutte insieme in un posto migliore per andare avanti e lasciarsi andare…. Che sia il paradiso o il nirvana , che io debba avere a che fare con Dio , Mithra o Buddha … L’importante è che sia insieme a chi ho amato in vita. Perchè non si muore da soli.

Share

Share

Se io potessi vivere nuovamente la mia vita
nella prossima cercherei di commettere più errori.

Non tenterei di essere tanto perfetto, mi rilasserei di più
sarei più stolto di quello che sono stato,
in verità prenderei poche cose sul serio.

Correrei più rischi, viaggerei di più, scalerei più montagne,
contemplerei più tramonti e attraverserei più fiumi,
andrei in posti dove mai sono stato,
avrei più problemi reali e meno problemi immaginari.

Io sono stato una di quelle persone che vivono sensatamente,
producendo ogni minuto della vita.

E’ chiaro che ho avuto momenti di allegria,
ma se tornassi a vivere, cercherei di avere soltanto momenti buoni.

Perché di questo e’ fatta la vita,
solo di momenti da non perdere.

Io ero una di quelle persone che mai andavano da qualche
parte senza un termometro, una borsa d’acqua calda, un ombrello e un paracadute:
se tornassi a vivere, viaggerei più leggero.

Se io potessi tornare a vivere, comincerei ad andare scalzo
all’inizio della primavera e continuerei così fino alla fine dell’autunno.

Girerei più volte nella mia strada, contemplerei più aurore
e giocherei di più con i bambini.

(Jorge Luis Borges)

Share